La risposta è si. Io rientro fra quelli e chi dice di non vederlo, in un modo o nell’altro viene comunque a conoscenza di ciò che accade durante lo spettacolo maggiormente seguito dal popolo italiano.

Ma facciamo un “piccolo” preambolo per arrivare poi al punto cruciale della questione sollevata dopo la conferenza stampa tenuta da Amadeus che ha scatenato un bel pò di polemiche.

Sono rientrato da poco più di un mese in Italia dopo la mia ultima esperienza in Portogallo e mi sembra di aver ritrovato un Paese, l’Italia, esattamente nelle stesse condizioni in cui l’avevo lasciato (o forse peggio).

La maggior parte dei miei amici e conoscenti vive in una condizione più che agiata e insieme a loro tutte le rispettive famiglie che a distanza vivono una realtà (quella del Sud Italia) che sembra essersi cristallizzata agli albori degli anni 2000.

Nemmeno il tempo di celebrare l’ingresso nel nuovo ventennio, “sono iniziati gli anni ’20” sento dire in giro, soprattutto qui a Milano dove tutto arriva prima ed è più bello a prescindere, che mi ritrovo a fronteggiare gli stessi atteggiamenti tipicamente italici: persone insoddisfatte del proprio lavoro, schiavi della loro stessa ambizione e incapaci di abbandonare la propria zona di comfort.

Ho continuato a guardarmi intorno dunque, ogni giorno, per scrutare tutte quelle differenze che mi ero lasciato alle spalle perché impegnato a scoprire, negli ultimi 9 mesi, le tradizioni e la cultura di un altro Paese che, rispetto a noi, rispetto al famoso “prima gli italiani” sparato a caso sulla folla dal politico di turno, esprime una voglia diversa dalla nostra di emergere ed affermarsi in questa Europa che dovremmo tutti quanti sentire come nostra ma che in realtà in pochi riconoscono.

E così come i cittadini degli Stati Uniti non sanno nemmeno dove si trovi l’Iran, il Paese sotto bombardamento, allo stesso modo potrebbero condurre uno studio simile sul Popolo Italiano per fargli individuare sulla cartina la sede del nostro Parlamento Europeo a Bruxelles.

Sarei curioso di vedere i risultati.

Divagazioni e sentimentalismi europeisti a parte, rientrare nel Bel Paese per me ha avuto anche un significato ulteriore, dal momento in cui per la prima volta ho potuto applicare nuovi filtri di controllo ed analisi dell’ambiente circostante.

Ad una mia cara amica non hanno rinnovato lo stage in IKEA perché il budget per le assunzioni è stato rivisitato di recente, un altro amico non sa ancora quale sarà il suo futuro da intern in Microsoft.

Potrei continuare con la lista dei tanti giovani under 30 che per una ciotola di riso e una promessa inattesa di futuro impiego contribuiscono ad alimentare il fenomeno di sfruttamento delle risorse umane che qualora dovessero permettersi di alzare la voce per dire la propria sull’argomento, troverebbero dietro l’angolo pronto a commentare, il manager di turno promotore del “eh ma cosa vi aspettate da uno stage, di guadagnare quanto noi dipendenti con esperienza assunti a tempo indeterminato?” e via così, in una escalation di ovvietà condite con la giusta dose di saccenza che non guasta mai in questi casi.

Arrivati a questo punto vi starete chiedendo, cosa c’entra tutto questo con il titolo dell’articolo del post?

La risposta è legata alla polemica che si è scatenata dopo la conferenza stampa di Amadeus dove sono state presentate le donne che affiancheranno il conduttore principale nella settantesima edizione del festival di Sanremo.

La reazione sui principali social è stata corale e una critica su tutte, quella della famosa economista IMEN (@imenijane) mi ha fatto riflettere in particolar modo dal momento in cui si è scagliata contro i dirigenti RAI per le parole pronunciate dal conduttore e ha lanciato l’hashtag #boycottSanremo come una moderna paladina a favore dei diritti delle donne.

Nulla di più sbagliato, considerato il fatto che essendo ormai nei già citati “anni 20”, è a mio avviso inutile indignarsi per le parole pronunciate dal conduttore di uno show televisivo dove sono da sempre i canoni estetici ad essere preferiti al resto delle caratteristiche che una donna può oppure non può necessariamente avere.

Come mai, mi chiedo, tutto questo clamore non viene sollevato quando si tratta di parlare delle tematiche legate al lavoro che portano i ragazzi della nostra generazione a portare il culo a migliaia di chilometri di distanza da casa propria per avere una flebile speranza di ottenere qualcosa in più della ciotola di riso di cui sopra.

Ma questo aspetto forse non interessa tanto quanto le frasi che vanno ad identificare una donna come la “fidanzata di”, “una modella bellissima” oppure “una ragazza simpaticissima” e nient’altro che questo.

Allora la domanda che spesso mi pongo ultimamente è questa: dove sta scritto che ogni essere umano, sia esso uomo, donna, transexual o pansexual, debba racchiudere in sé i canoni della perfezione ed essere riconosciuta per quello che non è ma che dovrebbe essere?

Ogni donna e uomo che si rispetti in questa società dovrebbe essere scevro da qualsivoglia tipologia di giudizio preliminare perché altrimenti si andrebbe ad offendere la categoria generale a cui quella persona appartiene.

Ma voglio svelare un segreto a coloro che sono arrivati fin qui nella lettura di questo post/sfogo: una sola donna intelligente (così come un uomo d’altronde) non potranno mai compensare tutti gli altri componenti della categoria di cui fanno parte e renderli automaticamente simili a lui.

Quindi ben venga l’eterogeneità perché è l’ultima caratteristica reale che ci contraddistingue in questo Mondo ipocrita in cui si finge di essere perfetti in pubblico per poi sfogarsi in privato offrendo agli altri il peggio di sè.

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